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Mobilità dei lavoratori UE: nuove regole per sicurezza sociale, qualifiche e dirittiVenerdì 18/09/2026, a cura di AteneoWeb S.r.l.
Più semplice trasferire i propri diritti sociali da un Paese europeo all’altro, meno ostacoli amministrativi per chi si sposta per lavorare e procedure più rapide per il riconoscimento delle qualifiche. Sono i principali obiettivi del pacchetto sulla mobilità equa dei lavoratori adottato dalla Commissione europea il 15 settembre 2026, con l’obiettivo di rafforzare la mobilità professionale all’interno dell’Unione. Dalla sicurezza sociale ai documenti digitaliUno dei pilastri dell’iniziativa riguarda la possibilità per i lavoratori di dimostrare e far valere più facilmente i propri diritti in materia di sicurezza sociale e assistenza sanitaria quando si spostano tra Stati membri. La proposta di istituire una tessera europea di sicurezza sociale (ESSPASS) punta a rendere disponibili online documenti come la tessera europea di assicurazione malattia e il documento portatile A1 per i lavoratori distaccati. Attraverso il portafoglio di identità digitale dell’UE, i documenti potranno essere conservati e presentati in formato digitale, mentre le amministrazioni potranno verificarli più rapidamente. La digitalizzazione sarà introdotta gradualmente, a partire dall’A1. Qualifiche più facili da riconoscereUn secondo intervento riguarda la portabilità delle competenze. Le qualifiche saranno rese disponibili in un formato digitale standardizzato e la Commissione propone uno strumento europeo, gratuito, per confrontare le qualifiche rilasciate nei diversi Stati membri. Per le professioni regolamentate sono previste procedure digitali obbligatorie che, secondo la Commissione, potrebbero ridurre i tempi di riconoscimento da circa tre mesi a cinque settimane. È inoltre previsto un ampliamento del riconoscimento automatico attraverso nuovi quadri comuni di formazione, a partire da quello adottato per i fisioterapisti. Il pacchetto interviene anche sulle qualifiche conseguite fuori dall’UE: le procedure, che oggi richiedono in media 14 mesi, dovrebbero essere ricondotte a quattro mesi attraverso standard comuni. Restano comunque agli Stati membri le competenze relative all’ammissione sul proprio territorio e alle condizioni per l’esercizio delle professioni. Più strumenti per i controlli transfrontalieriLa Commissione propone infine di rafforzare il ruolo dell’Autorità europea del lavoro (ELA), attribuendole strumenti aggiuntivi per assistere gli Stati membri nell’applicazione delle norme europee. Tra le misure figurano una maggiore capacità di valutazione del rischio a supporto delle ispezioni, una cooperazione transfrontaliera più stretta e un ampliamento dell’azione contro il lavoro illegale e gli abusi nei confronti dei cittadini di Paesi terzi. Le misure dovranno ora essere adottate dal Parlamento europeo e dal Consiglio, per poi entrare progressivamente in vigore secondo le tempistiche previste per ciascun intervento. Fonte: https://commission.europa.eu |
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